Perché allearsi ora

Abbiamo letto con interesse l'articolo di Stefano D'Andrea che sostiene non sia necessaria, al momento, un'alleanza delle forze sovraniste. La sua prospettiva é quella di candidarsi non alle prossime elezioni, ma a quelle del 2022 o 2023.
Dissentiamo profondamente da questa strategia.
Non é il momento di aspettare.
Il nemico é forte, é vero, ma é stato indebolito dalla Brexit, dall'elezione di Trump e dalla vittoria del No al Referendum Costituzionale. É tuttavia abbastanza forte da schiacciare sul nascere i nostri tentativi. Siamo sicuri che nel 2022 ci sarà ancora la libertà attuale di parlare e diffondere le proprie idee sui Social Network? Siamo sicuri che non ci saranno un esercito e una polizia europee pronti a stroncare le idee dissidenti? Basterebbe fare qualche attentato o atto vandalico a nome dei "sovranisti" per demonizzarli e renderli fuorilegge. Siamo sicuri che esisterà ancora un articolo 50 per uscire dalla UE? Siamo sicuri che l'Italia non avrà richiesto l'arrivo del MES, legandosi ancora di più mani e piedi sotto il gioco della UE? Siamo sicuri che, nel frattempo, non scoppierá una vera e propria Terza Guerra Mondiale, di cui si vedono già le avvisaglie?
D'Andrea si propone di ricostruire sulle macerie, ma siamo sicuri che avremo un'Italia da ricostruire e non un piccolo stato federato all'interno dei nuovi Stati Uniti d'Europa?
I pericoli sono tanti, come si vede, e la guerra é già qui e va combattuta. E la si combatte meglio uniti che sparsi ognuno sulle proprie montagne e bunker. Hanno forse aspettato l'arrivo degli USA i nostri partigiani? No, hanno unito le forze a disposizione e coordinato da subito i piccoli gruppi in un Comitato di Liberazione Nazionale. E l'hanno fatto subito dopo l'armistizio, non dopo aver visto quanta forza avevano i singoli gruppi. Perché uniti si ha piú forza e combattendo separati si viene piú facilmente annientati (non per per niente si ripete continuamente il motto divide et impera).
E d'altra parte proprio FSI ha dimostrato di saper dialogare con le altre associazioni, con i vari incontri citati anche nell'articolo di Stefano D'Andrea. Perché non proseguire per dialogo e farne un'alleanza e un coordinamento? Perché rinunciare fin da subito a presentarsi alle prossime politiche?
L'aumento abnorme delle astensioni e la crescita della percentuale di "altri" nei sondaggi dimostrano che c'é una domanda di alternativa politica. C'é un vuoto politico e i vuoti politici, la storia insegna, vengono rapidamente riempiti. Vogliamo che li riempia un nuovo fascismo di cui giá si vedono le prime avvisaglie?
Cosa farà FSI se non otterrà i risultati sperati alle Regionali? Cosa farà se le elezioni, dopo il 2018, non saranno ne 2022 ma ben prima, magari giá nel 2020 o anche prima? Aspetterà il 2050?
Non é vero nemmeno che il coordinamento si puó fare solo in vista delle elezioni: ci si puó ad esempio dare una mano per avere visibilità, come giá lo si fa invitandosi reciprocamente ai convegni, ma lo si fa meglio se si marcia uniti con un'unico simbolo. D'Andrea parte dalla prospettiva di tenere separati i vari gruppi, ma nulla vieta di affiancare al simbolo del singolo gruppo quello di un'alleanza che mostri che ci sono collegamenti con altri gruppi. La visibilità che si ottiene é maggiore come maggiore é la visibilità della forza percepita.
D'Andrea ne fa anche una questione di merito: vuole vedere quali formazioni riescono ad ottenere risutati per scegliere, tra queste, quelle che devono realizzare il coordinamento. Ma é proprio ora che le forze sono piccole, prese singolarmente, che ha più senso ed é più facile il coordinamento, perché nessuna puó dirsi egemone o indispensabile. Come detto prima, la guerra é già in corso e per combatterla al meglio occorre un coordinamento, altrimenti si rischia di pestarsi i piedi a vicenda. Unendosi si possono unire le reti territoriali, coprendo così l'Italia in un modo che le singole associazioni non potrebbero fare. Avrebbe invece senso farsi concorrenza sui territori dove ci sono associazioni già forti, solo per portare prestigio alla propria?
Non pretendiamo di essere noi i capi del coordinamento, quello che stiamo facendo é tentare di far dialogare i vari gruppi, al di là dei singoli incontri sporadici e cercare di dare un metodo di lavoro attraverso la Confederazione per la Sovranità Popolare, che non é soggetto politico e non lo vuole diventare. Vuole essere un soggetto terzo che faccia il lavoro culturale e sociale di cui c'é comunque bisogno e che si fa meglio tenendo separata l'attività politica. Si propone di elaborare soluzioni e processi di selezione dei candidati in maniera indipendente per offrirli alle forze politiche.
Col quarto polo intendiamo invece promuovere una coalizione politica tra le forze Sovraniste, di Sinistra, di Centro ed ex-M5S con cui siamo in contatto. Pensiamo che mettendo insieme queste forze pur diverse sull'esempio del Comitato di Liberazione Nazionale e della Costituente si possa raggiungere l'obbiettivo comune di liberare l'Italia dai poteri forti e salvarla dal declino a cui questi la stanno destinando. Pensiamo di farlo partendo dal punto comune dell'attuazione della Costituzione, che é migliorabile ma che contiene in sé i valori ed il progetto che hanno già fatto ripartire l'Italia nel dopoguerra. Non pretendiamo di avere tutte le risposte, né promettiamo facili vittorie. Possiamo promettere solo, come Churchill, sangue, fatica sudore e lacrime. Ma riteniamo che questi siano spesi meglio combattendo insieme, con un coordinamento, e non sottraendoci alle battaglie per paura che le nostre singole forze non siano sufficienti, ma unendo le forze e cercando di aumentarle insieme fino a che saranno sufficienti.
Possiamo e dobbiamo combattere insieme, possiamo e dobbiamo dare un'alternativa ai milioni di Italiani che non vanno a votare o che votano turandosi il naso. In caso contrario cosa proporremo a chi ci vota a livello locale? Il non voto? I problemi locali derivano dai problemi nazionali e mondiali, non possiamo pretendere di risolverli lavorando solo a livello locale.
Non pretendiamo di dire "venite con noi", diciamo invece "uniamoci", costruiamo insieme le regole e il programma di questa alleanza.
Alcuni di noi vengono dall'esperienza del M5S e sanno bene come ci voglia tempo per far crescere una nuova forza politica. Sanno cosa vuol dire partire dal 3% in qualche comune, senza soldi e senza visibilitá (e anche Grillo all'inizio ne dava una relativa, visto che era spesso boicottato dai giornali). Ma sappiamo che con la strategia giusta, le giuste mosse e gli exploit dati dal lavoro e dalla fortuna si possono raggiungere buoni risultati. Sappiamo anche che stavolta dobbiamo agire senza un capo carismatico già famoso che ci dà la visibilità, ma sappiamo che abbiamo la nostra esperienza alle spalle e che stavolta potremo fare alleanze.
Le esperienze di altri Stati ci confortano. Guardiamo a Farage che é riuscito a raggiungere la Brexit senza avere nemmeno la maggioranza in Parlamento. A Trump che ha perseguito la sua strategia, senza cedere di fronte ai sondaggi che lo davano perdente, ma credendo nella sottile possibilità che, se i vari se si fossero avverati, avrebbe vinto. Ed ha vinto. Guardiamo inoltre a Podemos, che riuscì ad ottenere un exploit alle Europee in breve tempo e ricordiamo che le europee sono nel 2019 e che anche in Italia ci sono stati in passato exploit, ad esempio di Italia dei Valori e dei Radicali. Guardiamo a Mélenchon che é riuscito ad ottenere buoni risultati in Francia aumentando in poco tempo i suoi consensi, pur venendo da un lavoro di anni (ma non viene da un lavoro di anni anche FSI come anche altri gruppi?). Guardiamo a Corbyn che ha sovvertito, con una buona campagna elettorale, i sondaggi che lo davano per spacciato.
Come si vede tutti questi esempi dimostrano che mai come ora l'elettorato é fluido. Come scive Tonguessy a commento di questo articolo siamo in una fase non lineare della politica, dove il giusto battito d'ali puó cambiare radicalmente la situazione. Il tempo per unirsi e tentare di ottenere il consenso é dunque questo, perché non possiamo sapere come si evolverà la situazione nei prossimi anni e, rimanendo ai margini, potremmo essere schiacciati o tagliati fuori dagli eventi. Insieme possiamo avere la forza, la visibilità e la credibilità che da soli non potremmo avere. Abbiamo il dovere di provarci.

Ernesto Pertini

Commenti

  1. cari amici, siamo in forte sintonia con quanto scrivete. Col vostro permesso vorremmo pubblicare la vostra critica a D'Andrea su SOLLEVAZIONE. Proprio questa mattina abbiamo infatti pubblicato l'intervento di D'Andrea.
    Sarebbe bene, avere un incontro de visu.
    Se siete d'accordo scriveteci a questo indirizzo: sollevazione@gmail.com
    Per Programma 101
    Moreno Pasquinelli

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  2. https://www.facebook.com/notes/4polo/per-un-programma-politico-operativo-umanista-e-sovranista-occorre-creare-un-prod/1390416034328772/

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  3. Sono perfettamente d'accordo!

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  4. sono perfettamente d'accordo con l'analisi semplice ed esaustiva di Andrea Trinca. Ha toccato tanti punti, ma penso che il fondamentale sia comunque quello monetario, che fornisce le risorse materiali (soldi, potere e spinta ad agire) a tutti i personaggi incaricati di portare a compimento gli altri punti del piano distruttivo dell'umanità per ridurla a poco più di una cavia da laboratorio.
    Serve l'aiuto di tutti, di tante persone che abbiano competenza e tempo.

    Ma serve soprattutto umiltà per decidere di FARE FRONTE COMUNE e non inseguire il mito della PRIMA DONNA. Se mai si andasse in parlamento, al governo, in europa ecc. insomma nei posti che contano per influenzare la vita di tutti gli italiani, per rimettere le cose a posto, bisogna sapersi CONTROLLARE, non farsi prendere dall'EBREZZA DEL POTERE, per diventare poi, inconsciamente come chi dominava prima.
    Bisogna avere l'umiltà, torno a dire, di mettersi al servizio e non cercare di essere quello che eroicamente trova la soluzione, quello che fonda il partito che ci porterà fuori dal pantano. Oggi giorno si nota una competizione tra i movimenti sovranisti, una gara per coprire il ruolo di coordinatore, gestore, ed essere ricordati come coloro i quali per primi hanno dato avvio al processo di salvezza.

    Questo non va bene, è deleterio per la ns. causa, è conseguenza diretta della logica dividi et impera che da secoli ci è stata inculcata in testa. La competizione, l'individualismo che primeggiano sempre sulla condivisione e la solidarietà.

    Oltre a diventare come "loro" se continuiamo con questa guerra interna commetteremo un grave errore: condanneremo gli italiani a morte certa.
    Per cui cari amici, facciamo tutti un passo indietro, UNIAMOCI, e LOTTIAMO INSIEME.

    Luigi Cirillo - CSP

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